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Considerazioni sull'allevamento e sui giudizi in esposizione
di M. Antoci - 28 Maggio 2006
 


Questo intervento riguarda principalmente la razza che allevo, il Mastiff, ma può contenere spunti di utile riflessione anche per i Bullmastiffs e per altre razze.
Ritengo che la situazione dell’allevamento in Italia ma anche in Europa non sia delle migliori.
Tutti noi amiamo profondamente e giustamente i nostri cani e siamo portati a sottolineare i loro pregi ed i loro successi dei quali siamo fieri ed orgogliosi. E, tuttavia, dovremmo rivolgere la nostra attenzione anche e soprattutto sui problemi reali del nostro movimento.
La scarsa collaborazione e la rivalità, spesso sconfinante nella gelosia e nell’invidia, hanno indotto i principali allevatori inglesi a chiudersi nei loro allevamenti operando troppo spesso e negli anni in imbreeding. Questo ha portato al fissaggio di determinate linee di sangue nei loro pregi ma, anche e soprattutto, nei loro difetti. Inoltre ha fatto sì che il dimorfismo sia oggi una delle caratteristiche peculiari della nostra razza.
Personalmente sono sempre stato dell’idea che che la bellezza di un cane stia sempre e comunque nella sua funzionalità e che, pertanto, i difetti di costruzione o strutturali dei soggetti vadano sempre rilevati con molta attenzione anche in misura maggiore dei pregi.
Questa mia considerazione vale sia per gli allevatori che per i giudici (fermo restando che la funzione delle Esposizioni è per me sempre e comunque quella di selezionare soggetti indicati per la riproduzione). Un buon allevatore ed un buon giudice debbono possedere, pertanto, oltre che un innato “senso estetico” anche delle precise cognizioni cinotecniche che sono parte imprescindibile del giudizio.
E’ evidente che non è possibile arrivare (neanche attraverso la più meticolosa selezione) al cane privo di difetti. Si tratta, invece, di tendere sempre più (nel rispetto dello standard) alla perfezione.
Ma questo è un lavoro estremamente difficile ed impegnativo che può richiedere anni ed anni di selezione accurata, spesso con risultati deludenti nell’immediato ma necessari per il raggiungimento progressivo di determinati obiettivi. In altre parole un piano di allevamento serio deve sempre privilegiare la “gallina domani” rispetto all’”uovo oggi”.
Se davvero noi vogliamo il bene ed il miglioramento della razza, considerato il numericamente scarso materiale canino di cui disponiamo, dobbiamo TUTTI renderci disponibili per un lavoro comune. Solo così potremo produrre nel tempo numerosi soggetti cinotecnicamente validi e non solo i prodotti occasionali dei quali siamo giustamente fieri.
E’ chiaro che la nostra attenzione deve rivolgersi al mercato al fine di diffondere il più possibile la razza senza però nascondere ai privati alcun tipo di problema. E’ chiaro che un allevatore serio può anche provare antipatia o rivalità nei confronti di un altro allevatore perché questi sentimenti sono”umani” ma questa condizione non può e non deve essere di impedimento ad una collaborazione fattiva e costruttiva.
Per quanto riguarda i giudici che dire? E’ necessaria da parte loro tanta umiltà. Debbono tornare a studiare ed ancora a studiare lavorando di conserva con gli allevatori (che “fanno” la razza).
Debbono visitare spesso gli allevamenti e capire le loro linee di tendenza. Il loro lavoro non può, soprattutto in questa fase, limitarsi al breve giudizio di una o due Esposizioni all’anno nelle quali sono chiamati a giudicare magari pochi soggetti
Questo mio breve intervento ha lo scopo di suscitare un dibattito e spero vivamente che non rimanga fine a se stesso ma che stimoli un franco confronto tra i soci della nostra Sezione di razza, anche perché è ormai tempo di passare dai buoni propositi e dalle chiacchiere,sempre o quasi regolarmente disattesi, ai fatti concreti sui quali confrontarci realmente
Mi aspetto, pertanto, un seguito con un’attenzione particolare al nostro Raduno di Sezione del 7-8 Ottobre 2006 a Roma che dovrà essere principalmente occasione irrinunciabile al fine gettare le basi del lavoro comune del prossimo anno.

 

Strani (per noi!) atteggiamenti canini
di C. Padovan

 

La maggior parte dei cani sembra comprendere qualsiasi lingua con cui noi ci rivolgiamo loro, che sia inglese, francese o tedesco. Ma in realtà i cani non sono multilingue come noi spesso crediamo, ma rispondono ai nostri comandi seguendo il tono con cui li impartiamo, o seguendo il linguaggio del nostro corpo mentre parliamo loro.
Il cane realmente non capisce il significato delle parole da noi pronunciate, ma le intende basandosi sul tono di pronuncia o su gestualità di mani e corpo.
Un atteggiamento tipico del cane è quello che lo porta a voler salire sul divano, magari addirittura sul bracciolo, anche se gli abbiamo preso la cuccia più morbida e comoda del mondo. Semplice, perché il divano è visto come il posto di alto comando, da cui il capobranco sovrasta la situazione, e chi non è sul divano è un sottoposto.
Quindi per questo dobbiamo scoraggiare assolutamente il cane che voglia salirci, perché il cane potrebbe far confusione sul suo reale ruolo nel branco, e quindi non accettare i nostri comandi. Questo non vuol dire che ogni cane vuole essere il capo branco, ma in natura l’istinto prevale sulla maggior parte di loro.
Ma se un cane sa di preciso quale è il suo posto all’interno del branco-famiglia è un cane più felice.
Guardando il vostro cane in maniera attenta potete capire moltissimo su ciò che sono i suoi stati d’animo, le sue emozioni, come felicità, gioia, delusione o abbattimento.
I cani sono caratterialmente diversi tra loro, proprio come i loro compagni umani.
Osservate due cani che si incontrano, loro non usano il linguaggio verbale come gli esseri umani, ma comunicano ugualmente tra loro attraverso il linguaggio del corpo.
Occhi, orecchie, pelo, postura del corpo, coda, tutto serve per trasmettere segnali, per comunicare.
Appena si avvicinano due cani devono innanzitutto fissare la gerarchia, cioè chi è il più alto in grado tra loro, perché questo fa parte della loro natura, del loro istinto di branco.
Stabilito chi è il sottomesso, quello che abbassa la testa, si atterra o si posiziona supino, e chi invece “comanda”, colui che appoggia la testa o le zampe sul collo o sul dorso dell’altro, proseguono le presentazioni.
Sembra strano ma l’annusarsi del posteriore che si fanno a vicenda, cui nessun cane si sottrae all’incontro con un altro cane, è una forma di saluto tra loro.
Le sacche anali poste sotto la coda racchiudono le secrezioni ghiandolari di ogni cane, secrezioni che contengono la vera carta d’identità del cane: età, sesso, salute, integrità e ruolo nel branco.
Anche quando fatta da cani che vivono abitualmente nello stesso ambiente ci sembra strano, ma la loro annusatina mattutina è come per noi il saluto che ci rivolgiamo al mattino.
Come l’odore della spazzatura a noi appare come una puzza insopportabile, al loro naso è come il più delizioso dei profumi.
L’abbaiare, l’ululare, il ringhiare e il piagnucolare sono tutti sistemi comunicativi equivalenti alla nostra parola.
Il mordicchiare o rosicchiare, a scapito di mobili od oggetti personali, esclusi i cuccioli, ha un suo significato che in un cane adulto può benissimo essere la noia.
L’appoggiarsi alle persone significa spesso un dimostrare che siete suoi, che siete sua proprietà.
L’attaccarsi alle gambe delle persone è un tipico atteggiamento del cane dominante che vuole sottomettervi.
Il leccamento del viso invece è un modo col quale un cane vi fa capire che siete superiori a lui.
Il finto mordere le vostre mani senza usare i denti è l’atto del cane che vi saluta da amico.
Lo sbadiglio è un segnale di stress, infatti un breve sbadiglio abbassa in pochi secondi la pressione del sangue tranquillizzandoli.
Se un cane ad esempio scava delle buche in giardino, vuole comunicarvi che non ha modo di sfogare le sue energie.
Quando ci accingiamo ad accarezzare un cane che non conosciamo soprattutto, ma anche un cane che conosciamo bene, mai andare su di lui con la mano tesa sopra la sua testa, il cane potrebbe infatti interpretare il gesto come un’imposizione.
Andiamo sotto il suo muso col palmo della mano ben aperto, poiché il palmo aperto trasmette positività e tranquillità da parte nostra nei suoi confronti.
Purtroppo sempre più spesso invece vedo persone avvicinarsi ai cani non solo con mano tesa sulla testa ma anche da dietro, di spalle.
Allora mi chiedo come reagirebbero se uno sconosciuto invece che presentarsi loro porgendogli cordialmente la mano, arrivasse all’improvviso da dietro e li prendesse per le spalle. Certamente ogni reazione e azione del nostro cane è una conseguenza, una risposta ad uno stimolo od ad una situazione.
Impariamo a relazionarci coi nostri amati cani, impegnandoci a capirli, e vivere con loro sarà ancora più bello.

Bullmastiff e addestramento
di M. Banfi

 


Qualche tempo fa, verso l’ora di pranzo di una domenica di primavera, mentre sto facendo zapping sulla tv, mi imbatto in un servizio della RAI sull’addestramento dei cani. Stanno intervistando una ragazzina (avrà avuto 13 anni) e il titolo del servizio è “la bambina che parla con i cani” e la definiscono come la più giovane addestratrice di cani nella storia della cinofilia. Il tutto mi sembra un po’ “pompato”, comunque continuo a guardare il servizio perché qualsiasi cosa che parli di cani mi interessa.
Intervistano la ragazzina, che racconta un po’ il suo percorso formativo nell’addestramento dei cani e le fanno qualche domanda sulle razze canine. Premettendo che lei aveva con sé un border collie (se ben ricordo, o comunque un cane da pastore), diceva che tutti i cani sono più o meno addestrabili, che ci sono razze più portate all’addestramento perché hanno un istinto al lavoro innato, mentre ce ne sono altre che sono più “problematiche” e che però non esiste cane che non sia addestrabile…o meglio ne esiste uno, il bullmastiff.
Al ché sgrano gli occhi e dico “Ma cosa dice la ragazzina!! Avrà si e no 13 anni e pensa di sapere tutto di tutte le razze? Certo lei ha un cane da pastore e sono capaci tutti di addestrare un cane che sa già il lavoro che deve fare e che è geneticamente predisposto a farlo”. Ero arrabbiata e demoralizzata dal fatto che i mass media dipingono sempre, e sempre più spesso, i molossoidi come cani aggressivi, che non sono adatti alla famiglia perché pericolosi, non addestrabili, incontrollabili. Ma chiedete a chiunque abbia un bullmastiff se tornerebbe indietro per scegliere un’altra razza. Io credo che vi diranno tutti “assolutamente no”.
Con questa premessa volevo precisare che spesso quello che si sente in televisione sui molossi non è la realtà, perché il compito di giudicare l’addestrabilità o meno di un cane, la sua “pericolosità” e altre caratteristiche caratteriali proprie del gruppo, viene spesso affidato a persone che di molossi ne capiscono ben poco.
Con questo non voglio dire che un bullmastiff è uguale ad un border collie (per fortuna, mi verrebbe da dire) perché hanno caratteristiche fisiche e comportamentali totalmente opposte.
Il bullmastiff è un cane essenzialmente “da divano”, ama stare vicino al padrone (anche se padrone è una parola che non amo, preferirei dire amico a due zampe), ama la vita in famiglia e il contatto con il suo branco. E’ un cane comunque abbastanza dinamico, quando ha voglia di esserlo!
Veniamo al dunque: si può addestrare un bullmastiff? La risposta è SI, alla faccia di quelli che dicono che i molossi sono cani poco addestrabili.
Io ho frequentato con i miei due bulli, due scuole diverse di addestramento, una “vecchio stile” in cui si usa il premio per dire “bravo, bel lavoro”, ma anche la punizione per dire “no, hai sbagliato”. L’altra scuola, molto diversa dalla prima, utilizza il famoso “metodo gentile”. Qui non esistono punizioni o metodi coercitivi ma solo premi; il cane viene premiato se esegue correttamente un comando e non viene premiato se non esegue il comando o se lo sbaglia, niente tirate di collari, urla, guinzagliate ecc…
I METODI DI ADDESTRAMENTO IN BREVE:
Il metodo coercitivo era un metodo che veniva utilizzato qualche anno fa dalle scuole di addestramento per essere sicuri che il cane eseguisse i comandi. Purtroppo questo metodo non tiene conto delle differenze di dimensioni fisiche e caratteriali delle diverse razze. In queste scuole veniva e viene tutt’ora insegnato ai proprietari dei cani una regola fondamentale, la cosiddetta S.R.R, che è la base dell’addestramento canino.
SRR è l’acronimo di Stimolo, Risposta, Rinforzo.
Lo Stimolo è il comando che noi diamo al cane, il comando che vogliamo venga eseguito dal cane, quello che vogliamo ottenere.
La Risposta è ovviamente il cane come risponde al nostro comando e può essere positiva quando esegue correttamente la nostra richiesta o negativa quando la esegue in modo errato o non la esegue affatto.
Il Rinforzo è la nostra risposta al cane e può essere positivo, quindi un premio (“BRAVO”, bocconcino, pallina, carezza ecc…) se il comando è stato eseguito correttamente o negativo (tirata di collare, “NO”, indifferenza…) se il comando non è stato eseguito correttamente o affatto.
Il rinforzo deve essere basato su uno degli istinti primari del cane e può essere quindi il cibo (bocconcino) o l’istinto alla predazione (la pallina).

Cos'è il Metodo Gentile? E' un metodo di educazione e addestramento che esclude qualunque forma di punizione positiva e coercizione, si basa sulla comunicazione, il rinforzo positivo, il modellamento e il condizionamento.
Punizione positiva = ridurre la probabilità che l'animale esibisca un comportamento aggiungendo qualcosa di spiacevole.
Se non potete costringere il cane, dovete trovare una strada per convincerlo.
Questa strada esiste, ed è il Metodo Gentile.
Metodo Gentile significa : COMUNICARE
Se pensiamo a definire il Metodo Gentile con una sola parola, ci viene in mente comunicare. Metodo Gentile significa infatti riuscire a capire il cane, leggere i suoi segnali, riconoscere lo stress, la paura, l'aggressività, rispettare la sua naturale attitudine ad evitare conflitti. Comunicare significa anche riuscire a usare gli strumenti mentali e gli atteggiamenti del corpo per farci capire e per insegnare.
Molti problemi tra cane e proprietario, nella convivenza, nell'educazione, l'addestramento, nascono da difficoltà di rapporto e di comunicazione. E' una bellissima sensazione riuscire a capirsi, ed è il primo passo per vivere felicemente insieme per molti anni.
Durante i nostri corsi abbiamo spesso la sensazione che il cane per la prima volta riesca a farsi capire, e a capire cosa vogliamo da lui.
Cosa serve per educare il cane con il metodo gentile : EMOZIONI POSITIVE
Siamo abituati a pensare all'addestramento come a: Io ordino, tu obbedisci. Se non fai quello che ti chiedo, o fai qualcos'altro, devo sgridarti. Addestramento = punizione, inibizione, stress. Per educare, addestrare e vivere con gli animali noi scegliamo emozioni positive. Il nostro cane non deve avere paura di sbagliare.
Deve essere felice di fare qualcosa con noi. E' possibile ottenere gli stessi risultati? SI !!! Non solo è possibile ottenere gli stessi risultati: è possibile ottenere risultati migliori, con meno fatica e senza stress.
Forse avete sentito dire che il Metodo Gentile funziona solo con i cuccioli e nell'educazione di base. E' falso. Il Metodo Gentile permette di ottenere straordinari risultati nei programmi di riabilitazione di cani con problemi comportamentali, e nella preparazione sportiva.
Che tipo di rinforzo usa il metodo gentile : IL RINFORZO POSITIVO
Il metodo gentile e la filosofia nel rapporto con cani e altri animali si basa sulla comprensione dei meccanismi di apprendimento, e sull'uso del rinforzo positivo. Il rinforzo positivo non è un modo complicato di dire premio. Quando premiate un cane, gli state dicendo che siete contenti di quello che ha fatto. Questo significa che potete o dovete anche dirgli quando siete scontenti di lui. Il rinforzo positivo è qualcosa di completamente diverso. E' qualcosa che piace al cane, che rende un comportamento vantaggioso, e che insegna al cane a scegliere, preferire e ripetere un certo comportamento.
Potete insegnare a un cane a non voler applicare tensioni e trazioni al guinzaglio.
Non avete bisogno di sgridarlo, dovete solo dargli le informazioni corrette. E' un modo naturale di imparare, e per questo terribilmente efficace!

La mia esperienza con l’addestramento –
Nella mia esperienza di addestramento dei miei bulli ho notato dal confronto tra i due metodi che i bullmastiff “preferiscono” il metodo gentile. Sono cani molto intelligenti e riflessivi e non fanno niente se non hanno il loro tornaconto personale e se non vengono stimolati nella maniera adeguata. A differenza dei cani da pastore che sono molto attivi, dinamici, nervosi e vogliono compiacere il padrone a qualsiasi costo, il bullmastiff ti guarda negli occhi e se non ha voglia di fare quella cosa…non la fa. Con questo non voglio dire che siano cani disubbidienti, anzi, però hanno bisogno di molta pazienza e di un metodo di addestramento che stimoli in loro un qualcosa (di solito la gola), devono essere continuamente stimolati e devono soprattutto divertirsi. Un bullmastiff annoiato o stanco si sdraierà nel prato del campo di addestramento e a qualsiasi vostro comando vi guarderà con quei loro occhietti tristi come per dirvi “ma perché devo farlo? Sono stanco. Fammi i grattini sulla pancia invece di strattonarmi per il collare!” e si butteranno ai vostri piedi a pancia per aria in attesa di una vostra coccola.
Il premio deve comunque essere qualcosa che loro desiderano molto e stimoli i loro istinti primari, che può essere un bocconcino o un giochino speciale, che devono essere dati sempre e solo durante l’addestramento (il cane non deve averlo a disposizione sempre, deve essere un regalo speciale). Di certo non eseguiranno il comando se costretti con la forza o se non lo ritengono opportuno. Provate voi a trascinare un bullmastiff di 65Kg per il campo di addestramento quando ha deciso che non vuole camminare al piede, oppure farlo stare a terra quando ha individuato qualcosa fuori dal campo di molto più interessante. Io non ci riesco. L’unico modo per farli lavorare divertendosi è attirare la loro attenzione e mantenerla su di voi il più possibile!
Fin da cuccioli è importante far loro capire chi è il capobranco. Non devono essere loro a decidere quando vogliono mangiare, quando vogliono giocare a fare la lotta e se salire o meno sul divano nuovo! Una volta impostato il capobranco tutto sarà più facile e l’addestramento sarà una conseguenza naturale della sua attitudine ad ascoltarvi e seguirvi.
Con il metodo gentile comunque sono riuscita ad addestrare i miei bullmastiff, non saranno mai campioni di obedience, agility o quant’altro, ma quando li lascio liberi in un prato sono sicura che tornano al mio richiamo, che quando dico “seduto” vuol dire che devi stare seduto e fermo ecc…
Sono insomma cani “educati”, che non sbranano l’invitato che entra in casa ma aspettano una carezza per essere felici e tranquilli, sicuri che quella persona è amica.
Certo non possono essere paragonati ai cani da pastore, per tanti fattori diversi che rendono questi ultimi più portati al lavoro e i bulli più portati alle coccole sul divano di casa.
Con la mia femmina di bullmastiff ormai non ho più bisogno di parlare, basta un mio gesto e lei esegue perfettamente il comando, a patto che abbia in mano il suo bocconcino preferito!


Conclusione: Non fatevi scoraggiare quando vi dicono che il bullmastiff è un cane difficilmente addestrabile, perché non è vero. Bisogna sicuramente avere molta pazienza e costanza e non aspettarsi di avere un cane campione mondiale di agility, obedience o qualsiasi altra disciplina, ma occorre adeguarsi alle attitudini della razza e non forzare la mano quando capiamo che quello che stiamo facendo al nostro cane è una costrizione. I cani devono divertirsi all’addestramento, per loro deve essere un gioco con deliziosi premi e devono essere felici di farlo. Un cane annoiato o peggio impaurito o stressato non imparerà nulla dai nostri insegnamenti.
Quando comincerete ad addestrare il vostro bellissimo bullmastiff, comincerete piano piano a tessere un filo invisibile fra voi e lui o lei e un legame indistruttibile vi unirà per sempre. Sentirete le sue emozioni solo accarezzandolo o guardandolo ed imparerete a riconoscere i segnali che vi invia continuamente e che noi a volte non riusciamo a captare.
Noi umani siamo considerati gli unici esseri capaci di un pensiero coerente e di comunicarlo agli altri esseri. Ne siamo così sicuri? Io No. Ricordiamoci che i nostri amici a 4 zampe ci capiscono benissimo, siamo noi che molto spesso, non capiamo loro.

Gastropessi circumcostale preventiva
di M. Antoci

 


Una delle patologie maggiormente pericolose per la salute dei cani ed in particolare dei grandi molossoidi è, senza dubbio, la torsione gastrica. Lo stomaco compie una rotazione parziale o totale a seguito di eventi non sempre chiari. Tuttora non si conoscono compiutamente le cause di un fenomeno che pure negli ultimi anni ha subito un fortissimo incremento dei casi.
Si può ragionevolmente sostenere che la torsione gastrica sia una patologia multifattoriale che può avere cause scatenanti di molteplice natura: agitazione, velocità eccessiva ed ingordigia nell’assunzione dei pasti con conseguente aerofagia, eccessiva assunzione dell’acqua, giochi o corse sfrenati, stress in genere anche da eccessivi viaggi ma anche origini genetiche (eccessivo uso dell’imbreeding).
In ogni caso ci si può solamente basare su dati statistici mentre gli studi compiuti non hanno ad oggi potuto fornire risposte scientificamente certe.
Normalmente la torsione gastrica è preceduta dal gonfiamento e dai primi segnali (impossibilità di vomitare, bava e aumento di volume dello stomaco) ci possono essere poche ore di tempo per intervenire. L’intervento veterinario consiste nello svuotamento completo dello stomaco tramite lavanda gastrica, radiografie e riposizionamento ed ancoraggio circumcostale dello stomaco stesso.
La torsione può, purtroppo, portare alla necrosi di parte dello stomaco o della milza a seguito dell’interrotto od insufficiente afflusso di sangue e a danni a carico del fegato o delle reni.
Le parti dello stomaco per le quali si riscontrasse la necrosi devono essere asportate ed in tal caso è necessario procedere all’infasciamento dello stomaco stesso (in pratica una ricostruzione delle parti lese). La milza può essere asportata. Nei giorni successivi all’intervento si dovrà praticare una terapia antibiotica e anticoagulante, tenere il cane a riposo somministrandogli farmaci antiacido, somministrandogli diversi pasti al giorno in piccole quantità e impedendogli di mangiare erba e quindi di vomitare. Successivamente si ridurrà il numero dei pasti aumentando gradualmente la quantità del cibo e tornando, sempre gradualmente, all’alimentazione pretorsione. La convalescenza completa può durare una media di trenta – quaranta giorni.
La prevenzione della torsione gastrica è possibile suddividendo i pasti giornalieri in due o più razioni; razionando l’acqua specie durante i mesi più caldi; tenendo i cani a riposo per più ore dopo i pasti ed evitando giochi sfrenati prima dei pasti stessi; evitando di portare in viaggio i cani a stomaco pieno; evitando accoppiamenti a stomaco pieno od anche prolungati contatti di maschi con femmine in calore.
Tuttavia la mia esperienza personale mi porta a dire che, pur seguendo con estrema attenzione la prevenzione summenzionata, la torsione gastrica è sempre e comunque possibile.
L’unica prevenzione consigliabile è quella chirurgica. In altre parole si ancora lo stomaco del cane ad una costola impedendo la torsione.
Si tratta di un intervento piuttosto agevole e sicuro in un cane sano per il quale si siano assunte tutte le precauzioni del caso (approfondita visita prechirurgica ed analisi complete del sangue) ed è consigliabile compierlo in età giovanile dal momento che si è notato spesso l’insorgere della torsione anche in cani già debilitati da altre patologie o anziani (possibile rilassamento dovuto all’età dei legamenti dello stomaco).
Esistono diverse tecniche chirurgiche finalizzate all’ancoraggio dello stomaco e molte si sono evolute negli anni.
La mia personale esperienza mi porta a consigliare caldamente la gastropessi circumcostale preventiva messa a punto dal dott. Matteo Tommasini Degna presso l’Ospedale Veterinario di Piazza di Villa Carpegna n. 52 a Roma (Tel.: 06 660681 – sito web: www.gregoriovii.com).
Il dott. Tommasini è disponibile a rispondere a tutti i quesiti dei soci del C.I.M. attraverso la propria e. mail: mattomde@tin.it ed a fornire indicazioni circa i veterinari delle varie regioni italiane che operano secondo la sua tecnica.
La convalescenza del cane operato preventivamente è molto più breve di quella del cane operato a seguito di torsione. Il cane torna molto presto alla sua alimentazione originale e nel giro di tre settimane è nuovamente in grado di riprendere la sua vita normale.
 

Tibial Plateau Level Osteotomy
di M. Antoci

 



La rottura parziale o totale del legamento crociato del ginocchio del cane è una patologia che compare, purtroppo, assai di frequente e che ha le cause più varie.
La causa scatenante è in genere di natura traumatica ma è indubbio che vi sia una certa predisposizione genetica nella conformazione del ginocchio. In altre parole ad una maggiore “ripidità” dell’articolazione possono corrispondere maggiori rischi.
La lesione del legamento crociato comporta una forte zoppia iniziale dell’arto e poi un progressivo seppur parziale regresso del dolore (specie se vengono somministrati farmaci antinfiammatori). Il danno all’articolazione è però irreversibile in assenza di chirurgia specifica, dal momento che il legamento crociato non è vascolarizzato e pertanto non può autoripararsi, e comporta una sostanziale instabilità del ginocchio con possibili ulteriori rischi di distorsioni con interessamento di altri legamenti e alla lunga artrosi degenerativa.
Le tecniche operatorie sono sostanzialmente due. La prima, definita tradizionale, prevede la ricostruzione del legamento crociato attraverso il prelievo di altri tessuti muscolari .
E’ una tecnica che, tuttavia, non sempre fornisce risultati soddisfacenti e, soprattutto, duraturi poiché il rischio di nuove rotture permane molto alto soprattutto in cani di grande taglia e di grande peso.
La seconda è l’osteotomia del piatto tibiale (TPLO). Si tratta di una tecnica inventata abbastanza recentemente dal Dott. Barclay Slocum negli Stati Uniti.
Si tratta di un intervento abbastanza complesso che può essere effettuato soltanto da medici veterinari abilitati e cioè che abbiano seguito un corso specifico.
La tecnica consiste nel rimodellamento del piatto tibiale e nel suo fissaggio mediante una piastra generalmente di acciaio 316L a sei viti.
Il piatto tibiale viene inoltre ruotato in modo da permettere la riduzione proporzionale della ripidità del ginocchio.
In tal modo l’articolazione può nuovamente funzionare senza più la necessità del legamento crociato.
Questo tipo di intervento necessita di una severa convalescenza post operatoria durante la quale per almeno un mese i movimenti del cane debbono essere limitati allo stretto indispensabile per i propri bisogni fisiologici ed è addirittura consigliato un vero e proprio confinamento all’interno di apposite casse dotate di pavimento antisdrucciolevole ed inoltre va praticata un’adeguata terapia antibiotica ed antinfiammatoria al fine di impedire infezioni dei tessuti molli che potrebbero in seguito interessare le ossa.. Le brevi passeggiate (non più di tre al giorno) debbono essere effettuate a guinzaglio rigorosamente corto al fine di impedire scatti o peggio salti che potrebbero provocare la rottura della piastra o l’allentamento delle viti con conseguenze assolutamente non auspicabili.
Il vantaggio è che il cane tende progressivamente a caricare il peso sull’arto già pochi giorni dopo l’intervento per arrivare ad una totale guarigione dell’articolazione nell’arco di circa 60 – 80 giorni (tempo previsto per la calcificazione della frattura) e ad una scomparsa definitiva della zoppia tra i 3 ed i 5 mesi dall’intervento. Inoltre si annullano completamente i rischi di artrosi dell’articolazione.
E’ consigliabile intervenire presto dopo la rottura di un crociato perché statisticamente circa il 38% dei cani in seguito sono soggetti alla rottura anche del legamento crociato dell’altro ginocchio.
Questa tecnica ha ultimamente fornito ottimi risultati anche per cani da lavoro che hanno ripreso regolarmente e senza problemi la loro attività a fronte di una percentuale assai bassa (2 – 3%) di gravi complicazioni post operatorie.
La piastra può essere rimossa senza problemi 6 - 12 mesi dopo l’intervento.
 


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