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Considerazioni sull'allevamento e sui giudizi in
esposizione
di M. Antoci - 28 Maggio 2006 |
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Questo intervento riguarda
principalmente la razza che allevo, il Mastiff, ma può
contenere spunti di utile riflessione anche per i
Bullmastiffs e per altre razze.
Ritengo che la situazione dell’allevamento in Italia ma
anche in Europa non sia delle migliori.
Tutti noi amiamo profondamente e giustamente i nostri cani e
siamo portati a sottolineare i loro pregi ed i loro successi
dei quali siamo fieri ed orgogliosi. E, tuttavia, dovremmo
rivolgere la nostra attenzione anche e soprattutto sui
problemi reali del nostro movimento.
La scarsa collaborazione e la rivalità, spesso sconfinante
nella gelosia e nell’invidia, hanno indotto i principali
allevatori inglesi a chiudersi nei loro allevamenti operando
troppo spesso e negli anni in imbreeding. Questo ha portato
al fissaggio di determinate linee di sangue nei loro pregi
ma, anche e soprattutto, nei loro difetti. Inoltre ha fatto
sì che il dimorfismo sia oggi una delle caratteristiche
peculiari della nostra razza.
Personalmente sono sempre stato dell’idea che che la
bellezza di un cane stia sempre e comunque nella sua
funzionalità e che, pertanto, i difetti di costruzione o
strutturali dei soggetti vadano sempre rilevati con molta
attenzione anche in misura maggiore dei pregi.
Questa mia considerazione vale sia per gli allevatori che
per i giudici (fermo restando che la funzione delle
Esposizioni è per me sempre e comunque quella di selezionare
soggetti indicati per la riproduzione). Un buon allevatore
ed un buon giudice debbono possedere, pertanto, oltre che un
innato “senso estetico” anche delle precise cognizioni
cinotecniche che sono parte imprescindibile del giudizio.
E’ evidente che non è possibile arrivare (neanche attraverso
la più meticolosa selezione) al cane privo di difetti. Si
tratta, invece, di tendere sempre più (nel rispetto dello
standard) alla perfezione.
Ma questo è un lavoro estremamente difficile ed impegnativo
che può richiedere anni ed anni di selezione accurata,
spesso con risultati deludenti nell’immediato ma necessari
per il raggiungimento progressivo di determinati obiettivi.
In altre parole un piano di allevamento serio deve sempre
privilegiare la “gallina domani” rispetto all’”uovo oggi”.
Se davvero noi vogliamo il bene ed il miglioramento della
razza, considerato il numericamente scarso materiale canino
di cui disponiamo, dobbiamo TUTTI renderci disponibili per
un lavoro comune. Solo così potremo produrre nel tempo
numerosi soggetti cinotecnicamente validi e non solo i
prodotti occasionali dei quali siamo giustamente fieri.
E’ chiaro che la nostra attenzione deve rivolgersi al
mercato al fine di diffondere il più possibile la razza
senza però nascondere ai privati alcun tipo di problema. E’
chiaro che un allevatore serio può anche provare antipatia o
rivalità nei confronti di un altro allevatore perché questi
sentimenti sono”umani” ma questa condizione non può e non
deve essere di impedimento ad una collaborazione fattiva e
costruttiva.
Per quanto riguarda i giudici che dire? E’ necessaria da
parte loro tanta umiltà. Debbono tornare a studiare ed
ancora a studiare lavorando di conserva con gli allevatori
(che “fanno” la razza).
Debbono visitare spesso gli allevamenti e capire le loro
linee di tendenza. Il loro lavoro non può, soprattutto in
questa fase, limitarsi al breve giudizio di una o due
Esposizioni all’anno nelle quali sono chiamati a giudicare
magari pochi soggetti
Questo mio breve intervento ha lo scopo di suscitare un
dibattito e spero vivamente che non rimanga fine a se stesso
ma che stimoli un franco confronto tra i soci della nostra
Sezione di razza, anche perché è ormai tempo di passare dai
buoni propositi e dalle chiacchiere,sempre o quasi
regolarmente disattesi, ai fatti concreti sui quali
confrontarci realmente
Mi aspetto, pertanto, un seguito con un’attenzione
particolare al nostro Raduno di Sezione del 7-8 Ottobre 2006
a Roma che dovrà essere principalmente occasione
irrinunciabile al fine gettare le basi del lavoro comune del
prossimo anno.
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Strani (per noi!) atteggiamenti canini
di C. Padovan |
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La maggior
parte dei cani sembra comprendere qualsiasi lingua con cui
noi ci rivolgiamo loro, che sia inglese, francese o tedesco.
Ma in realtà i cani non sono multilingue come noi spesso
crediamo, ma rispondono ai nostri comandi seguendo il tono
con cui li impartiamo, o seguendo il linguaggio del nostro
corpo mentre parliamo loro.
Il cane realmente non capisce il significato delle parole da
noi pronunciate, ma le intende basandosi sul tono di
pronuncia o su gestualità di mani e corpo.
Un atteggiamento tipico del cane è quello che lo porta a
voler salire sul divano, magari addirittura sul bracciolo,
anche se gli abbiamo preso la cuccia più morbida e comoda
del mondo. Semplice, perché il divano è visto come il posto
di alto comando, da cui il capobranco sovrasta la
situazione, e chi non è sul divano è un sottoposto.
Quindi per questo dobbiamo scoraggiare assolutamente il cane
che voglia salirci, perché il cane potrebbe far confusione
sul suo reale ruolo nel branco, e quindi non accettare i
nostri comandi. Questo non vuol dire che ogni cane vuole
essere il capo branco, ma in natura l’istinto prevale sulla
maggior parte di loro.
Ma se un cane sa di preciso quale è il suo posto all’interno
del branco-famiglia è un cane più felice.
Guardando il vostro cane in maniera attenta potete capire
moltissimo su ciò che sono i suoi stati d’animo, le sue
emozioni, come felicità, gioia, delusione o abbattimento.
I cani sono caratterialmente diversi tra loro, proprio come
i loro compagni umani.
Osservate due cani che si incontrano, loro non usano il
linguaggio verbale come gli esseri umani, ma comunicano
ugualmente tra loro attraverso il linguaggio del corpo.
Occhi, orecchie, pelo, postura del corpo, coda, tutto serve
per trasmettere segnali, per comunicare.
Appena si avvicinano due cani devono innanzitutto fissare la
gerarchia, cioè chi è il più alto in grado tra loro, perché
questo fa parte della loro natura, del loro istinto di
branco.
Stabilito chi è il sottomesso, quello che abbassa la testa,
si atterra o si posiziona supino, e chi invece “comanda”,
colui che appoggia la testa o le zampe sul collo o sul dorso
dell’altro, proseguono le presentazioni.
Sembra strano ma l’annusarsi del posteriore che si fanno a
vicenda, cui nessun cane si sottrae all’incontro con un
altro cane, è una forma di saluto tra loro.
Le sacche anali poste sotto la coda racchiudono le
secrezioni ghiandolari di ogni cane, secrezioni che
contengono la vera carta d’identità del cane: età, sesso,
salute, integrità e ruolo nel branco.
Anche quando fatta da cani che vivono abitualmente nello
stesso ambiente ci sembra strano, ma la loro annusatina
mattutina è come per noi il saluto che ci rivolgiamo al
mattino.
Come l’odore della spazzatura a noi appare come una puzza
insopportabile, al loro naso è come il più delizioso dei
profumi.
L’abbaiare, l’ululare, il ringhiare e il piagnucolare sono
tutti sistemi comunicativi equivalenti alla nostra parola.
Il mordicchiare o rosicchiare, a scapito di mobili od
oggetti personali, esclusi i cuccioli, ha un suo significato
che in un cane adulto può benissimo essere la noia.
L’appoggiarsi alle persone significa spesso un dimostrare
che siete suoi, che siete sua proprietà.
L’attaccarsi alle gambe delle persone è un tipico
atteggiamento del cane dominante che vuole sottomettervi.
Il leccamento del viso invece è un modo col quale un cane vi
fa capire che siete superiori a lui.
Il finto mordere le vostre mani senza usare i denti è l’atto
del cane che vi saluta da amico.
Lo sbadiglio è un segnale di stress, infatti un breve
sbadiglio abbassa in pochi secondi la pressione del sangue
tranquillizzandoli.
Se un cane ad esempio scava delle buche in giardino, vuole
comunicarvi che non ha modo di sfogare le sue energie.
Quando ci accingiamo ad accarezzare un cane che non
conosciamo soprattutto, ma anche un cane che conosciamo
bene, mai andare su di lui con la mano tesa sopra la sua
testa, il cane potrebbe infatti interpretare il gesto come
un’imposizione.
Andiamo sotto il suo muso col palmo della mano ben aperto,
poiché il palmo aperto trasmette positività e tranquillità
da parte nostra nei suoi confronti.
Purtroppo sempre più spesso invece vedo persone avvicinarsi
ai cani non solo con mano tesa sulla testa ma anche da
dietro, di spalle.
Allora mi chiedo come reagirebbero se uno sconosciuto invece
che presentarsi loro porgendogli cordialmente la mano,
arrivasse all’improvviso da dietro e li prendesse per le
spalle. Certamente ogni reazione e azione del nostro cane è
una conseguenza, una risposta ad uno stimolo od ad una
situazione.
Impariamo a relazionarci coi nostri amati cani, impegnandoci
a capirli, e vivere con loro sarà ancora più bello. |
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Bullmastiff e addestramento
di M. Banfi |
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Qualche tempo fa, verso l’ora di pranzo di una domenica di
primavera, mentre sto facendo zapping sulla tv, mi imbatto
in un servizio della RAI sull’addestramento dei cani. Stanno
intervistando una ragazzina (avrà avuto 13 anni) e il titolo
del servizio è “la bambina che parla con i cani” e la
definiscono come la più giovane addestratrice di cani nella
storia della cinofilia. Il tutto mi sembra un po’ “pompato”,
comunque continuo a guardare il servizio perché qualsiasi
cosa che parli di cani mi interessa.
Intervistano la ragazzina, che racconta un po’ il suo
percorso formativo nell’addestramento dei cani e le fanno
qualche domanda sulle razze canine. Premettendo che lei
aveva con sé un border collie (se ben ricordo, o comunque un
cane da pastore), diceva che tutti i cani sono più o meno
addestrabili, che ci sono razze più portate
all’addestramento perché hanno un istinto al lavoro innato,
mentre ce ne sono altre che sono più “problematiche” e che
però non esiste cane che non sia addestrabile…o meglio ne
esiste uno, il bullmastiff.
Al ché sgrano gli occhi e dico “Ma cosa dice la ragazzina!!
Avrà si e no 13 anni e pensa di sapere tutto di tutte le
razze? Certo lei ha un cane da pastore e sono capaci tutti
di addestrare un cane che sa già il lavoro che deve fare e
che è geneticamente predisposto a farlo”. Ero arrabbiata e
demoralizzata dal fatto che i mass media dipingono sempre, e
sempre più spesso, i molossoidi come cani aggressivi, che
non sono adatti alla famiglia perché pericolosi, non
addestrabili, incontrollabili. Ma chiedete a chiunque abbia
un bullmastiff se tornerebbe indietro per scegliere un’altra
razza. Io credo che vi diranno tutti “assolutamente no”.
Con questa premessa volevo precisare che spesso quello che
si sente in televisione sui molossi non è la realtà, perché
il compito di giudicare l’addestrabilità o meno di un cane,
la sua “pericolosità” e altre caratteristiche caratteriali
proprie del gruppo, viene spesso affidato a persone che di
molossi ne capiscono ben poco.
Con questo non voglio dire che un bullmastiff è uguale ad un
border collie (per fortuna, mi verrebbe da dire) perché
hanno caratteristiche fisiche e comportamentali totalmente
opposte.
Il bullmastiff è un cane essenzialmente “da divano”, ama
stare vicino al padrone (anche se padrone è una parola che
non amo, preferirei dire amico a due zampe), ama la vita in
famiglia e il contatto con il suo branco. E’ un cane
comunque abbastanza dinamico, quando ha voglia di esserlo!
Veniamo al dunque: si può addestrare un bullmastiff? La
risposta è SI, alla faccia di quelli che dicono che i
molossi sono cani poco addestrabili.
Io ho frequentato con i miei due bulli, due scuole diverse
di addestramento, una “vecchio stile” in cui si usa il
premio per dire “bravo, bel lavoro”, ma anche la punizione
per dire “no, hai sbagliato”. L’altra scuola, molto diversa
dalla prima, utilizza il famoso “metodo gentile”. Qui non
esistono punizioni o metodi coercitivi ma solo premi; il
cane viene premiato se esegue correttamente un comando e non
viene premiato se non esegue il comando o se lo sbaglia,
niente tirate di collari, urla, guinzagliate ecc…
I METODI DI ADDESTRAMENTO IN BREVE:
Il metodo coercitivo era un metodo che veniva utilizzato
qualche anno fa dalle scuole di addestramento per essere
sicuri che il cane eseguisse i comandi. Purtroppo questo
metodo non tiene conto delle differenze di dimensioni
fisiche e caratteriali delle diverse razze. In queste scuole
veniva e viene tutt’ora insegnato ai proprietari dei cani
una regola fondamentale, la cosiddetta S.R.R, che è la base
dell’addestramento canino.
SRR è l’acronimo di Stimolo, Risposta, Rinforzo.
Lo Stimolo è il comando che noi diamo al cane, il comando
che vogliamo venga eseguito dal cane, quello che vogliamo
ottenere.
La Risposta è ovviamente il cane come risponde al nostro
comando e può essere positiva quando esegue correttamente la
nostra richiesta o negativa quando la esegue in modo errato
o non la esegue affatto.
Il Rinforzo è la nostra risposta al cane e può essere
positivo, quindi un premio (“BRAVO”, bocconcino, pallina,
carezza ecc…) se il comando è stato eseguito correttamente o
negativo (tirata di collare, “NO”, indifferenza…) se il
comando non è stato eseguito correttamente o affatto.
Il rinforzo deve essere basato su uno degli istinti primari
del cane e può essere quindi il cibo (bocconcino) o
l’istinto alla predazione (la pallina).
Cos'è il Metodo Gentile? E' un metodo di educazione e
addestramento che esclude qualunque forma di punizione
positiva e coercizione, si basa sulla comunicazione, il
rinforzo positivo, il modellamento e il condizionamento.
Punizione positiva = ridurre la probabilità che l'animale
esibisca un comportamento aggiungendo qualcosa di
spiacevole.
Se non potete costringere il cane, dovete trovare una strada
per convincerlo.
Questa strada esiste, ed è il Metodo Gentile.
Metodo Gentile significa : COMUNICARE
Se pensiamo a definire il Metodo Gentile con una sola
parola, ci viene in mente comunicare. Metodo Gentile
significa infatti riuscire a capire il cane, leggere i suoi
segnali, riconoscere lo stress, la paura, l'aggressività,
rispettare la sua naturale attitudine ad evitare conflitti.
Comunicare significa anche riuscire a usare gli strumenti
mentali e gli atteggiamenti del corpo per farci capire e per
insegnare.
Molti problemi tra cane e proprietario, nella convivenza,
nell'educazione, l'addestramento, nascono da difficoltà di
rapporto e di comunicazione. E' una bellissima sensazione
riuscire a capirsi, ed è il primo passo per vivere
felicemente insieme per molti anni.
Durante i nostri corsi abbiamo spesso la sensazione che il
cane per la prima volta riesca a farsi capire, e a capire
cosa vogliamo da lui.
Cosa serve per educare il cane con il metodo gentile :
EMOZIONI POSITIVE
Siamo abituati a pensare all'addestramento come a: Io
ordino, tu obbedisci. Se non fai quello che ti chiedo, o fai
qualcos'altro, devo sgridarti. Addestramento = punizione,
inibizione, stress. Per educare, addestrare e vivere con gli
animali noi scegliamo emozioni positive. Il nostro cane non
deve avere paura di sbagliare.
Deve essere felice di fare qualcosa con noi. E' possibile
ottenere gli stessi risultati? SI !!! Non solo è possibile
ottenere gli stessi risultati: è possibile ottenere
risultati migliori, con meno fatica e senza stress.
Forse avete sentito dire che il Metodo Gentile funziona solo
con i cuccioli e nell'educazione di base. E' falso. Il
Metodo Gentile permette di ottenere straordinari risultati
nei programmi di riabilitazione di cani con problemi
comportamentali, e nella preparazione sportiva.
Che tipo di rinforzo usa il metodo gentile : IL RINFORZO
POSITIVO
Il metodo gentile e la filosofia nel rapporto con cani e
altri animali si basa sulla comprensione dei meccanismi di
apprendimento, e sull'uso del rinforzo positivo. Il rinforzo
positivo non è un modo complicato di dire premio. Quando
premiate un cane, gli state dicendo che siete contenti di
quello che ha fatto. Questo significa che potete o dovete
anche dirgli quando siete scontenti di lui. Il rinforzo
positivo è qualcosa di completamente diverso. E' qualcosa
che piace al cane, che rende un comportamento vantaggioso, e
che insegna al cane a scegliere, preferire e ripetere un
certo comportamento.
Potete insegnare a un cane a non voler applicare tensioni e
trazioni al guinzaglio.
Non avete bisogno di sgridarlo, dovete solo dargli le
informazioni corrette. E' un modo naturale di imparare, e
per questo terribilmente efficace!
La mia esperienza con l’addestramento –
Nella mia esperienza di addestramento dei miei bulli ho
notato dal confronto tra i due metodi che i bullmastiff
“preferiscono” il metodo gentile. Sono cani molto
intelligenti e riflessivi e non fanno niente se non hanno il
loro tornaconto personale e se non vengono stimolati nella
maniera adeguata. A differenza dei cani da pastore che sono
molto attivi, dinamici, nervosi e vogliono compiacere il
padrone a qualsiasi costo, il bullmastiff ti guarda negli
occhi e se non ha voglia di fare quella cosa…non la fa. Con
questo non voglio dire che siano cani disubbidienti, anzi,
però hanno bisogno di molta pazienza e di un metodo di
addestramento che stimoli in loro un qualcosa (di solito la
gola), devono essere continuamente stimolati e devono
soprattutto divertirsi. Un bullmastiff annoiato o stanco si
sdraierà nel prato del campo di addestramento e a qualsiasi
vostro comando vi guarderà con quei loro occhietti tristi
come per dirvi “ma perché devo farlo? Sono stanco. Fammi i
grattini sulla pancia invece di strattonarmi per il
collare!” e si butteranno ai vostri piedi a pancia per aria
in attesa di una vostra coccola.
Il premio deve comunque essere qualcosa che loro desiderano
molto e stimoli i loro istinti primari, che può essere un
bocconcino o un giochino speciale, che devono essere dati
sempre e solo durante l’addestramento (il cane non deve
averlo a disposizione sempre, deve essere un regalo
speciale). Di certo non eseguiranno il comando se costretti
con la forza o se non lo ritengono opportuno. Provate voi a
trascinare un bullmastiff di 65Kg per il campo di
addestramento quando ha deciso che non vuole camminare al
piede, oppure farlo stare a terra quando ha individuato
qualcosa fuori dal campo di molto più interessante. Io non
ci riesco. L’unico modo per farli lavorare divertendosi è
attirare la loro attenzione e mantenerla su di voi il più
possibile!
Fin da cuccioli è importante far loro capire chi è il
capobranco. Non devono essere loro a decidere quando
vogliono mangiare, quando vogliono giocare a fare la lotta e
se salire o meno sul divano nuovo! Una volta impostato il
capobranco tutto sarà più facile e l’addestramento sarà una
conseguenza naturale della sua attitudine ad ascoltarvi e
seguirvi.
Con il metodo gentile comunque sono riuscita ad addestrare i
miei bullmastiff, non saranno mai campioni di obedience,
agility o quant’altro, ma quando li lascio liberi in un
prato sono sicura che tornano al mio richiamo, che quando
dico “seduto” vuol dire che devi stare seduto e fermo ecc…
Sono insomma cani “educati”, che non sbranano l’invitato che
entra in casa ma aspettano una carezza per essere felici e
tranquilli, sicuri che quella persona è amica.
Certo non possono essere paragonati ai cani da pastore, per
tanti fattori diversi che rendono questi ultimi più portati
al lavoro e i bulli più portati alle coccole sul divano di
casa.
Con la mia femmina di bullmastiff ormai non ho più bisogno
di parlare, basta un mio gesto e lei esegue perfettamente il
comando, a patto che abbia in mano il suo bocconcino
preferito!
Conclusione: Non fatevi scoraggiare quando vi dicono che il
bullmastiff è un cane difficilmente addestrabile, perché non
è vero. Bisogna sicuramente avere molta pazienza e costanza
e non aspettarsi di avere un cane campione mondiale di
agility, obedience o qualsiasi altra disciplina, ma occorre
adeguarsi alle attitudini della razza e non forzare la mano
quando capiamo che quello che stiamo facendo al nostro cane
è una costrizione. I cani devono divertirsi
all’addestramento, per loro deve essere un gioco con
deliziosi premi e devono essere felici di farlo. Un cane
annoiato o peggio impaurito o stressato non imparerà nulla
dai nostri insegnamenti.
Quando comincerete ad addestrare il vostro bellissimo
bullmastiff, comincerete piano piano a tessere un filo
invisibile fra voi e lui o lei e un legame indistruttibile
vi unirà per sempre. Sentirete le sue emozioni solo
accarezzandolo o guardandolo ed imparerete a riconoscere i
segnali che vi invia continuamente e che noi a volte non
riusciamo a captare.
Noi umani siamo considerati gli unici esseri capaci di un
pensiero coerente e di comunicarlo agli altri esseri. Ne
siamo così sicuri? Io No. Ricordiamoci che i nostri amici a
4 zampe ci capiscono benissimo, siamo noi che molto spesso,
non capiamo loro. |
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Gastropessi circumcostale preventiva
di M. Antoci |
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Una delle patologie maggiormente pericolose per la salute
dei cani ed in particolare dei grandi molossoidi è, senza
dubbio, la torsione gastrica. Lo stomaco compie una
rotazione parziale o totale a seguito di eventi non sempre
chiari. Tuttora non si conoscono compiutamente le cause di
un fenomeno che pure negli ultimi anni ha subito un
fortissimo incremento dei casi.
Si può ragionevolmente sostenere che la torsione gastrica
sia una patologia multifattoriale che può avere cause
scatenanti di molteplice natura: agitazione, velocità
eccessiva ed ingordigia nell’assunzione dei pasti con
conseguente aerofagia, eccessiva assunzione dell’acqua,
giochi o corse sfrenati, stress in genere anche da eccessivi
viaggi ma anche origini genetiche (eccessivo uso dell’imbreeding).
In ogni caso ci si può solamente basare su dati statistici
mentre gli studi compiuti non hanno ad oggi potuto fornire
risposte scientificamente certe.
Normalmente la torsione gastrica è preceduta dal gonfiamento
e dai primi segnali (impossibilità di vomitare, bava e
aumento di volume dello stomaco) ci possono essere poche ore
di tempo per intervenire. L’intervento veterinario consiste
nello svuotamento completo dello stomaco tramite lavanda
gastrica, radiografie e riposizionamento ed ancoraggio
circumcostale dello stomaco stesso.
La torsione può, purtroppo, portare alla necrosi di parte
dello stomaco o della milza a seguito dell’interrotto od
insufficiente afflusso di sangue e a danni a carico del
fegato o delle reni.
Le parti dello stomaco per le quali si riscontrasse la
necrosi devono essere asportate ed in tal caso è necessario
procedere all’infasciamento dello stomaco stesso (in pratica
una ricostruzione delle parti lese). La milza può essere
asportata. Nei giorni successivi all’intervento si dovrà
praticare una terapia antibiotica e anticoagulante, tenere
il cane a riposo somministrandogli farmaci antiacido,
somministrandogli diversi pasti al giorno in piccole
quantità e impedendogli di mangiare erba e quindi di
vomitare. Successivamente si ridurrà il numero dei pasti
aumentando gradualmente la quantità del cibo e tornando,
sempre gradualmente, all’alimentazione pretorsione. La
convalescenza completa può durare una media di trenta –
quaranta giorni.
La prevenzione della torsione gastrica è possibile
suddividendo i pasti giornalieri in due o più razioni;
razionando l’acqua specie durante i mesi più caldi; tenendo
i cani a riposo per più ore dopo i pasti ed evitando giochi
sfrenati prima dei pasti stessi; evitando di portare in
viaggio i cani a stomaco pieno; evitando accoppiamenti a
stomaco pieno od anche prolungati contatti di maschi con
femmine in calore.
Tuttavia la mia esperienza personale mi porta a dire che,
pur seguendo con estrema attenzione la prevenzione
summenzionata, la torsione gastrica è sempre e comunque
possibile.
L’unica prevenzione consigliabile è quella chirurgica. In
altre parole si ancora lo stomaco del cane ad una costola
impedendo la torsione.
Si tratta di un intervento piuttosto agevole e sicuro in un
cane sano per il quale si siano assunte tutte le precauzioni
del caso (approfondita visita prechirurgica ed analisi
complete del sangue) ed è consigliabile compierlo in età
giovanile dal momento che si è notato spesso l’insorgere
della torsione anche in cani già debilitati da altre
patologie o anziani (possibile rilassamento dovuto all’età
dei legamenti dello stomaco).
Esistono diverse tecniche chirurgiche finalizzate
all’ancoraggio dello stomaco e molte si sono evolute negli
anni.
La mia personale esperienza mi porta a consigliare
caldamente la gastropessi circumcostale preventiva messa a
punto dal dott. Matteo Tommasini Degna presso l’Ospedale
Veterinario di Piazza di Villa Carpegna n. 52 a Roma (Tel.:
06 660681 – sito web: www.gregoriovii.com).
Il dott. Tommasini è disponibile a rispondere a tutti i
quesiti dei soci del C.I.M. attraverso la propria e. mail:
mattomde@tin.it ed a fornire indicazioni circa i veterinari
delle varie regioni italiane che operano secondo la sua
tecnica.
La convalescenza del cane operato preventivamente è molto
più breve di quella del cane operato a seguito di torsione.
Il cane torna molto presto alla sua alimentazione originale
e nel giro di tre settimane è nuovamente in grado di
riprendere la sua vita normale.
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Tibial Plateau Level Osteotomy
di M. Antoci |
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La rottura parziale o totale del legamento crociato del
ginocchio del cane è una patologia che compare, purtroppo,
assai di frequente e che ha le cause più varie.
La causa scatenante è in genere di natura traumatica ma è
indubbio che vi sia una certa predisposizione genetica nella
conformazione del ginocchio. In altre parole ad una maggiore
“ripidità” dell’articolazione possono corrispondere maggiori
rischi.
La lesione del legamento crociato comporta una forte zoppia
iniziale dell’arto e poi un progressivo seppur parziale
regresso del dolore (specie se vengono somministrati farmaci
antinfiammatori). Il danno all’articolazione è però
irreversibile in assenza di chirurgia specifica, dal momento
che il legamento crociato non è vascolarizzato e pertanto
non può autoripararsi, e comporta una sostanziale
instabilità del ginocchio con possibili ulteriori rischi di
distorsioni con interessamento di altri legamenti e alla
lunga artrosi degenerativa.
Le tecniche operatorie sono sostanzialmente due. La prima,
definita tradizionale, prevede la ricostruzione del
legamento crociato attraverso il prelievo di altri tessuti
muscolari .
E’ una tecnica che, tuttavia, non sempre fornisce risultati
soddisfacenti e, soprattutto, duraturi poiché il rischio di
nuove rotture permane molto alto soprattutto in cani di
grande taglia e di grande peso.
La seconda è l’osteotomia del piatto tibiale (TPLO). Si
tratta di una tecnica inventata abbastanza recentemente dal
Dott. Barclay Slocum negli Stati Uniti.
Si tratta di un intervento abbastanza complesso che può
essere effettuato soltanto da medici veterinari abilitati e
cioè che abbiano seguito un corso specifico.
La tecnica consiste nel rimodellamento del piatto tibiale e
nel suo fissaggio mediante una piastra generalmente di
acciaio 316L a sei viti.
Il piatto tibiale viene inoltre ruotato in modo da
permettere la riduzione proporzionale della ripidità del
ginocchio.
In tal modo l’articolazione può nuovamente funzionare senza
più la necessità del legamento crociato.
Questo tipo di intervento necessita di una severa
convalescenza post operatoria durante la quale per almeno un
mese i movimenti del cane debbono essere limitati allo
stretto indispensabile per i propri bisogni fisiologici ed è
addirittura consigliato un vero e proprio confinamento
all’interno di apposite casse dotate di pavimento
antisdrucciolevole ed inoltre va praticata un’adeguata
terapia antibiotica ed antinfiammatoria al fine di impedire
infezioni dei tessuti molli che potrebbero in seguito
interessare le ossa.. Le brevi passeggiate (non più di tre
al giorno) debbono essere effettuate a guinzaglio
rigorosamente corto al fine di impedire scatti o peggio
salti che potrebbero provocare la rottura della piastra o
l’allentamento delle viti con conseguenze assolutamente non
auspicabili.
Il vantaggio è che il cane tende progressivamente a caricare
il peso sull’arto già pochi giorni dopo l’intervento per
arrivare ad una totale guarigione dell’articolazione
nell’arco di circa 60 – 80 giorni (tempo previsto per la
calcificazione della frattura) e ad una scomparsa definitiva
della zoppia tra i 3 ed i 5 mesi dall’intervento. Inoltre si
annullano completamente i rischi di artrosi
dell’articolazione.
E’ consigliabile intervenire presto dopo la rottura di un
crociato perché statisticamente circa il 38% dei cani in
seguito sono soggetti alla rottura anche del legamento
crociato dell’altro ginocchio.
Questa tecnica ha ultimamente fornito ottimi risultati anche
per cani da lavoro che hanno ripreso regolarmente e senza
problemi la loro attività a fronte di una percentuale assai
bassa (2 – 3%) di gravi complicazioni post operatorie.
La piastra può essere rimossa senza problemi 6 - 12 mesi
dopo l’intervento.
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